Arctic Monkeys – Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not (2006)

Pubblicato: 4 giugno 2010 in Gli Intoccabili

Gli Arctic Monkeys, delle varie e molteplici “next big thing” della musica inglese degli ultimi anni, sono sicuramente la band di cui si è parlato e discusso di più.

Personalmente mi convincono di più gli album che dividono la critica e non che la uniscono.

Infatti all’epoca dell’uscita di questo album, arrivato dopo un’ attesa breve, ma crescente e spasmodica come da molto tempo non accadeva, la critica era divisa in due fazioni: chi li riteneva il futuro della musica o chi li riteneva quattro ragazzini al posto giusto nel momento giusto.

Questo album potrebbe confermare le tesi di entrambe le teorie, perchè molto probabilmente è l’album più bello dell’ultimo decennio musicale, uscito al momento giusto e nel modo giusto.

Con “Whatever People Say I Am, that’s what I’m not” gli Arctic Monkeys riescono nell’impresa, nel momento in cui uno ascolta un loro pezzo anche recente, di far dire “ah, questo allora è il nuovo degli Arctic Monkeys”, cosa che solitamente si riesce a fare quando va bene dopo 2 o 3 album.

Riff di chitarra elettrificata granitiche con cambi improvvisi, basso ritmatissimo, batteria imprevedibile e voce molto particolare sono le premesse di questo album, come si può sentire subito in “The View of Afternoon”.

La seconda canzone “I bet look Good on the Dancefloor” è un pezzo irresistibile, come del resto “Fake Tales of San Francisco”, la quale inizia in maniera tranquilla e finisce con cori , schitarrate e piatti a go-go.

“Dancing Shoes”, “You Probably Couldn’t See For The Lights But You Were Staring Straight At Me” e “Still Take You Home” sono altre tre canzoni folgoranti, con riff incisive e ritornelli orecchiabili, in particolare in “Still Take You Home”

In “Riot Van” per la prima volta affrontano una canzone più lenta, con risultati buoni ma non entusiasmanti, soprattutto in confronto al resto dell’album.

“Mardy Bum” e “A Certain Romance” anche loro sono due canzoni abbastanza lente per lo standard degli Arctic Monkeys, ma si fanno molto apprezzare per un suono molto pulito della chitarra e del basso e i soliti cambi di ritmo.

“Red Light Indicate doors are Secured” è uno dei pezzi più belli dell’album con questa riff che a me ricorda tanto quella di “Guns of Brixton” dei Clash e che si ripete ossessivamente per l’introduzione e tutta la strofa, per poi sparire nel ritornello e ricomparire con sotto un breve assolo dell’ altra chitarra, il tutto in meno di due minuti e mezzo.

Per concludere “When The Sun Goes Down”, personalmente la ritengo la canzone simbolo degli anni ’00,della quale non ho neanche le parole giuste per descriverne la carica, l’adrenalina e l’incisività.

Insomma il capolavoro assoluto dell’ultimo decennio, da tramandare ai posteri e da far ascoltare a chi dice che il rock è morto o sta dormendo. Di livello assoluto e come impatto sulla musica, dopo quasi 5 anni dalla sua uscita, sicuramente paragonabile agli “album fondamentali”  del passato (forse l’unico difetto sono i titoli troppo lunghi!).

Voto: 19,5/20

In Una Parola: ADRENALINICO

commenti
  1. NickGnd scrive:

    Io adoro gli Arctic Monkeys e questo album è veramente un capolavoro.
    Mi fa piacere sapere che non sono l’unico a pensarla così.

  2. vanrouge85 scrive:

    NickGnd :

    Io adoro gli Arctic Monkeys e questo album è veramente un capolavoro.
    Mi fa piacere sapere che non sono l’unico a pensarla così.

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