Duran Duran – Rio (1981)

Pubblicato: 15 giugno 2010 in Gli Intoccabili
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I Duran Duran, un nome che fa sempre discutere, ritenuti da molti una pop-band per nostalgici o da altri dei grandi innovatori.
Probabilmente “troppo belli” e “troppo curati” nel look per essere considerati da tutti credibili, personalmente sto nel mezzo, ma non posso esimermi dal dire che Rio è uno degli album che ha segnato un epoca, e che al giorno d’oggi, ascoltando le nuove leve dell’elettronica e pop d’autore è probabilmente il disco da cui è tratta più ispirazione.

In Rio ci sono almeno 5 pezzi che sono tra i più grandi nella storia del pop.

New Religion parte con una tastiera visionaria, che rimarrà per tutta la canzone, che successivamente si intreccia con la chitarra sempre più crescente e la voce di Simon Le Bon che ad un certo punto si sdoppia, sfogando in un ritornello fantastico.

In The Chaffeur sempre la tastiera del geniale Rhodes la fa da padrone, con un intro da thriller che però finisce in una canzone originalissima sia nel testo che nella costruzione della musica, che si conclude con due minuti e mezzo di solo di tastiere in cui si vorrebbe che non finisse mai.

Invece Hungry Like A Wolf è retta da una riff di chitarra (strano per i Duran Duran) semplice ed incisivissima, in una canzone dalla grandissima carica erotica, in cui le allusioni sessuali abbondano ma non cadono mai nell’esagerato, e col solito super-ritornello.

Chi poi non ha mai sentito Save a Prayer, ritenuta una delle più grandi ballate di sempre, una canzone eccezionale: indimenticabile quell’assolo facile facile di chitarra dopo il ritornello, ma di un incisività che ha paragoni con pochissime altre canzoni (ripeto soprattutto rispetto alla facilità tecnica). Con la tastiera di Rhodes come sempre eccezionale ad intrecciarsi con la voce di Simon Le Bon e con un intro anch’essa indimenticabile.

Concludo con Rio, personalmente la mia preferita, dove invece a farla da padrone è il basso e il ritmo di piatti e grancassa, in questo caso tecnicamente eccezionale da parte di entrambi. Il testo stavolta è scanzonatissimo, e “Her name is Rio and she dances on the sand” non mi importa cosa voglia dire, ma mi esalta comunque. E a metà canzone succede l’impensabile, con un assolo di basso, poi uno di tromba, poi si intrecciano in maniera strepitosa per rientrare in una batteria che esplode nell’ultimo ritornello.

Un capitolo a parte i video, che hanno fatto storia: senza parole in particolare “Save a Prayer”, da mozzare il fiato.

Ritengo “Rio” uno degli album più belli ed influenti degli ultimi 30 anni, e sfido chiunque che non abbia dei preconcetti verso i Duran Duran di dire che non è un grandissimo album.

Voto: 19.5/20

In Una Parola: Controverso

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