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L’altra metà degli Outkast, probabilmente l’entità della musica black più importante, famosa e fondamentale dell’ultimo quindicennio, esordisce da solista con questo album dal titolo infinito, “Sir Lucious Left Foot: The Son of Chico Dusty”.

Big Boi è la parte hip-hop del duo, e questo album conferma sicuramente tutto ciò.
Dopo l’intro, i primi quattro pezzi dell’album sono eccezionali, cioè “Daddy Fat Sax”, “Turns Me On”, “Follow Us” e “Shutterbugg” (il singolo) con un sound molto bello e contaminato di molte influenze attuali come la linea di sintetizzatore che risalta molto e tocchi di chitarra reggaeggianti.
In particolare “Follow Us” ha oltretutto un ritornello molto bello, che entra facilmente in testa assieme al tocco reggae al suo interno.
La successiva “General Patton” non è entusiasmante, perchè troppo pomposa, anche se la base musicale molto south sarebbe stata ottima, se non interrotta in continuazione da marcette e cori quasi irritanti.
Poi si ritorna alla normalità (cioè all’alta qualità), con una citazione particolare per la bellissima “Tangerine”, basata su un semplice arpeggio di chitarra ed un’ottima base anch’essa south, ed il sottofondo di tastiere che cambia continuamente per tutta la canzone in maniera spiazzante ma bella.
Anche le successive “Hustle Blood” (con Jamie Foxx), “Be Still”, “Fo Yo Sorrows” (qui invece con George Clinton, un grande vecchio del genere), “Night Night”, “Shine Blockas”, “The Train Pt. 2”, “Organized Noize” e “Back Up Plan”
Comunque l’album riesce a toccare tutti i risvolti e gli stili dell’Hip-Hop con cognizione di causa, tra hip-hop da party, ballate, sound abbastanza gangsta e south, e la cosa particolare è l’uso delle chitarre, non in maniera nu-metal o mash-up ma utilizzate in funzione della canzone stessa.

Un album complessivamente molto bello, fatto da un genio dell’hip-hop, è perfetto come sunta dell’hip-hop dell’ultimo decennio, con ottimi spunti per quello futuro.

Voto: 18/20

In una frase: consigliato a chi non si è mai avvicinato a questo mondo.

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M.I.A. – Maya (2010)

Pubblicato: 2 luglio 2010 in Novità
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Per chi l’ha già ascoltata in passato, l’attesa del nuovo album di M.I.A. è stata spasimante, per l’imprevedibilità, la durezza delle parole e lo straordinario valore assoluto dell’artista.
E Mathangi “Maya” Arulpragasam, originaria dello Sri Lanka, non delude, anzi spiazza e rinnova sempre di più il suo sound particolare, composto da una patchanka di hip-hop, dub, pop, elettronica e funk.

“Maya”, il nuovo album (chiamato ufficialmente però /\/\ /\ Y /\ , cioè il suo nome in versione stilizzata), è un ulteriore evoluzione dei precedenti, con alcuni e sorprendenti cambi di rotta rispetto al passato.
La partenza, “Steppin Up”, rispecchia abbastanza il sound di M.I.A. , carico di effetti sonori e con basi dub.
Mentre già in “XXXO”, singolo di lancio dell’album, è la prima canzone sorprendente dell’album dove, sotto la base hip-hop commerciale del “guru” Diplo (co-autore come al solito delle basi e produttore), si lancia in una strepitosa canzone che potrebbe scalare tutte le classifiche, cosa che mai aveva provato a fare prima, nonostante l’immenso potenziale a disposizione.
La successiva “Tequila” potrebbe stare tranquillamente nella colonna sonora di “The Millionaire”, mentre “Lovalot” è un altra canzone con il ritmo irresistibile.
In “Story to Be Told” e “It Takes a Muscle” si sentono echi reggae, anch’essi novità per M.I.A. ,con il solito bel sottofondo elettronico.
Ed arrivo alla controversa, censuratissima e fantastica “Born Free”, inno alla libertà, dove tira letteralmente bordate contro tutto e tutti (molto di più di artisti “anticonformisti” o presunti tali), su un sottofondo industrial potentissimo e incalzante.
Ma la canzone che mi ha sorpreso di più dell’album, che già di per se ne è pieno, è senza dubbio “Meds and Feds”, una traccia industrial dove compaiono riff di chitarre elettriche (la prima volta in album di M.I.A.) e talmente dura che sembra fatta da Rammstein o Atari Teenage Riot.

Un nuovo,sorprendente e bellissimo album di questa artista (a mio modo di vedere la più eclettica della scena musicale mondiale) e che lascia intravedere ancora ulteriore potenziale per farla diventare una superstar a livello mondiale, più di quanto già non lo sia.

VOTO: 17.5/20

In Due Parole: BORN FREE

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