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Gli Arctic Monkeys, nonostante che superino di poco i 25 anni, hanno ormai all’attivo già 4 album e una ventina tra singoli ed EP.
L’ultimo, uscito il 20 Giugno, si intitola ” Do I Wanna Know? “, e ricalca molto (probabilmente anche troppo), il precedente “R U Mine”.

Come ho fatto intendere precedentemente, non mi ha colpito più di tanto, anche se li continuo a ritenere una delle migliori band contemporanee. Il videoclip però merita una visione.

 

The Arctic Monkeys, despite their young age, had already released 4 albums and 20 scores beetween singles and EP. The last release is “Do I Wanna Know”, and follow (probably too much) the way of previous single, R U Mine.

As I told, this song didn’t hit me too much, also if I still consider Arctic Monkeys one of the most important contemporary bands.

Arctic Monkeys – Do I Wanna Know (Official Video)

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Restando in tema di band di culto che misteriosamente non hanno mai raggiunto il successo globale, ma grazie alle quali decine di gruppi si sono costruiti le loro fortune, gli Stone Roses sono l’esempio più eloquente nell’ambito dell’intera storia musicale moderna. Sarebbe bastato solo che non avessero avuto problemi legali con la casa discografica nel periodo 1990-1994, e con molta probabilità sarebbero diventati la più grande e famosa band del pianeta anche per i successivi vent’anni.

Ma la musica non è fatta di “se” e di “ma”, quindi atteniamoci a quanto loro hanno prodotto. E l’album di esordio ” The Stone Roses ” è senza dubbio il più brillante esordio di tutti i tempi. Suonato in maniera tecnicamente superba, originale ma con melodie accattivanti, elaborato ma scorrevole, ha influenzato tutta la musica inglese da quel punto in avanti.  Se dovessi fare un elenco delle canzoni che hanno influenzato successivamente band o artisti, non mi basterebbe tutto il blog per citarli. Ma posso raccontare di ” I Am The Resurrection “, a mio parere la canzone più completa che sia mai stata fatta,  dei ritmi di ” She Bangs The Drums ”  o della strepitosa melodia di ” Made Of Stone “.

A mio modesto parere penso che ” The Stone Roses ” possa tranquillamente stare almeno nei primi tre album di tutti i tempi, perchè quando lo si ascolta si rimane letteralmente allibiti, e si capiscono le origini musicali di tutte le più famose band da vent’anni ad oggi.

Voto: 20/20

Che dire di più, già il titolo dell’album parla da se (“Sbattitene i coglioni, ci sono i Sex Pistols”, sottolineo anno 1977).
I Sex Pistols è il caso più unico, clamoroso e discusso di meteora musicale nella storia, ma è anche l’unico gruppo che può ritenere di aver spaccato in due la musica.
Infatti si può tranquillamente dire che la storia della musica moderna è divisa in due ere: quella prima dei Sex Pistols e quella dopo i Sex Pistols.

“Nevermind the Bollocks” è l’album unico della band, che ne determina l’esplosione, lo zenit e la conclusione della loro carriera.
Dodici tracce di quattro accordi ciascuna, una più feroce, rabbiosa e tagliente dell’altra, che fanno entrare Rotten e soci nella leggenda.
“Holidays in the Sun”, “Bodies”, “No feelings”, “Seventeen”, “Pretty Vacant” ed “E.M.I.” singolarmente sarebbero per qualunque gruppo sulla faccia della terra l’apice di una carriera, mentre qui quasi vanno nell’ombra, rispetto ai due pezzi manifesto di una generazione e di uno stile di vita.
Basta solo dire che “God Save the Queen” all’epoca è stata censurata dalle radio, dai distributori di dischi, dalla stessa casa editrice, ma il riff di chitarra, il grido “No Future” o il “don’t be told what you want and don’t be told what you need” è entrato comunque nella memoria collettiva del rock, del punk e della musica in generale.
Senza parlare della canzone più importante (per chi scrive) degli ultimi 50 anni nella musica, cioè “Anarchy in the U.K.”.
La chitarra iniziale, il rullo di tamburi, l’ “I am an antichrist, and I am an anarchist” danno sempre l’idea che per assurdo si stia ascoltando una specie di canzone sacra, per la pomposità, la rabbia e l’immediatezza della canzone.
Poi gli assoli scarnissimi, ridicoli tecnicamente ma potenti, la batteria in quattro quarti, il basso essenziale, la voce “vomitata” di Johnny Rotten, le storie pazze dietro i loro show, la morte di Sid Vicious e la stampa completamente contro sono storie che per chi ama il rock bisogna necessariamente sapere, come fosse la Bibbia o il Vangelo.

Il più grande album di sempre, che disfa e ricostruisce il mondo della musica.

Voto: 20/20

In una parola: INARRIVABILE